Continuano le polemiche a proposito di Aceto balsamico!

Dalle pagine della stampa odierna 29 giugno 2016:

Balsamico: mosto straniero? «E’ una menzogna»

Ma spesso arriva dal Sud

Il consorzio tutela: «Se succede si tratta di frode»

DOPO la pasta italiana prodotta con grano ucraino, la passata con pomodori cinesi e l’olio extravergine con olive tunisine, una nuova bufera si abbatte sulle eccellenze agro-alimentari italiane. L’aceto balsamico di Modena IGP verrebbe realizzato (anche) con mosto cotto spagnolo, francese o portoghese. Ma il condizionale è d’obbligo. Se infatti da una parte ci sono produttori che denunciano questa realtà e rivelano di continue offerte dall’estero a prezzi stracciati, il Consorzio Tutela nega con decisione. E mette sul tavolo della discussione i numeri. Che se scongiurano la provenienza dall’estero, mettono comunque in risalto che la quantità maggiore della materia prima utilizzata arriva dal Sud Italia. «Se davvero viene utilizzato mosto cotto straniero questo avviene fuori dalla legge tramite la falsificazione dei documenti» mette subito in chiaro Federico Desimoni, direttore del Consorzio che raggruppa 50 aziende del comparto e rappresenta il 98% della produzione certificata annua di Aceto Balsamico di Modena IGP. Definisce le frodi una lontana eventualità, anche se impossibile «da scongiurare totalmente: i controlli sono comunque alquanto rigorosi. Siamo a conoscenza delle offerte dal bacino del Mediterraneo, ma escludiamo con forza che le nostre aziende poi comprino». I numeri del Consorzio non lasciano spazio a dubbi. Le 44.119 tonnellate di mosto cotto concentrato provengono per il 48,47% dalla nostra regione, per il 46,93% dalla Puglia, per il 3,28% dalla Sicilia e per l’1,32% dalla Lombardia. «Quello emiliano-romagnolo non basterebbe per accontentare tutte le richieste di aceto balsamico del mercato – spiega Desimoni – ma nemmeno una piccolissima percentuale arriva da altri Stati». Cosa che ammette invece avvenire per l’aceto di vino utilizzato, «si parla però di circa il 3%». Il direttore afferma di non essere contrario a una etichettatura nella quale prevedere l’origine delle materie prima, «anche se non è semplice perché i produttori dovrebbero cambiare praticamente etichetta a ogni lotto. Ci si può comunque ragionare». In attesa di vedere cosa succederà, Luca Gozzoli (Gran Maestro della Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale) sollecita i consumatori: «Devono imparare a leggere bene le etichette. Conosco alcuni produttori bravissimi che specificano, anche se non è obbligatorio, la provenienza delle materie prime e rispettano perfettamente la tradizione». Chi vuole dunque un buon aceto balsamico IGP scelga la bottiglietta «sulla quale ci sono maggiori informazioni e quindi garanzie. Oggi ci sono meno alibi di una volta: è necessario un salto culturale nella direzione della conoscenza e della consapevolezza». 
Cultura balsamica
Cultura balsamica!