Magreta di Formigine

Magreda poi Magreta è frazione di Formigine, in provincia di Modena.

Breve storia del nostro territorio, “agricolo da sempre”.

Il territorio è da sempre stato abitato dall’uomo grazie alla fertilità della terra e all’abbondante presenza di acqua.

Lo confermano i reperti storici delle “terramare”, cumuli di terra grassa e scura che contenevano i residui dell’uomo vissuto nelle epoche preistoriche, i “terramaricoli”.

Storica Cartina del territorio di Formigine del 1631
Storica Cartina del territorio di Formigine del 1631

Terreni dalle notevoli proprietà fertilizzanti.

Magreta trae le sue origini da “Campis Macris”, toponimo usato da Tito Livio, già nel III sec a.c. per indicare il sito.

Già nel 200 a.c. quando l’Emilia fu colonizzata dai romani “Magreda” acquistò particolare risalto per l’agricoltura, gli allevamenti e la produzione di stoviglie in ceramica.

Le pecore che pascolavano nei Campi Macri erano tra le più pregiate tanto che il mercato del bestiame era tra i più importanti di quei tempi.

Il Castello di Magreda

Le origini del castello e dell’abitato risalgono al IX secolo mentre il nome si trasforma prima in “Magreda” e poi nel definitivo “Magreta”.

Di questa località era originaria infatti la famiglia dei Da Magreda, che diede origine al casato dei Della Rosa o Da Sassuolo, protagonista della politica locale fino al XV secolo.

A partire dal XII secolo, i rapporti tra i Comuni di Modena e di Reggio Emilia si fecero sempre più aspri soprattutto a causa delle contese sull’uso delle acque del Secchia, fino a che, nel 1201, le truppe modenesi furono sconfitte presso il ponte di Sanguineto, sul canale di Corlo. Dopo questa battaglia, il Comune di Modena decise di rafforzare i confini verso il reggiano edificando alcune fortezze e potenziando quelle esistenti, tra cui l’antico castrum di Magreta.

I Da Magreda tennero il castello fino al 1358 , quando passò al marchese Nicolò III d’Este, che lo donò nel 1434 alla figlia Margherita, moglie di Galasso Pio di Carpi.

Raffigurazione storica del territorio dell'Aceto balsamico.
Territorio dell’Aceto Balsamico, del XIV secolo d.c. da un affresco conservato in …….

Nel 1497 il duca Ercole diede l’investitura del castello al nobile modenese Giordano Pincetti. Dal 1500 la villa e il castello di Magreta erano compresi nella giurisdizione dei Pio, che permutarono Carpi con Sassuolo ed altre pertinenze.

Le truppe francesi napoleoniche che passano nel 1796, il 21 giugno, si abbandonarono a molte ruberie.

Per tutto il periodo Napoleonico il territorio non fu al centro di avvenimenti importanti e l’amministrazione si svolgeva secondo le norme della Repubblica Cisalpina, poi della Repubblica Italiana e del Regno d’Italia, dopo il 1805.

Aceto Balsamico di Modena dell'Acetaia Valeri a Magreta
Chiesa di Magreta, fine dell’800, quando ancora dell’Aceto Balsamico si diceva…

I resti del castello, quello che resta, sono riemersi grazie agli scavi archeologici presso i fabbricati ad ovest dell’attuale chiesa parrocchiale, oggi riutilizzati ad oratorio.

Affresco, particolare Magreta, Comune di Formigine (MO)
Particolare degli affreschi conservati nel castello di Spezzano, sala delle vedute, raffigurante Magreda (per gentile concessione del Comune di Fiorano)

La chiesa, dedicata a S. Maria della Natività, custodisce una pregevole tela raffigurante la “Crocifissione”, attribuita a Francesco Madonnina (1560 – 1591) o al sassolese Domenico Carnevali (1524 – 1579).

Tra le ville storiche, degne di menzione sono Villa Clementina-Carbonieri in via Fossa, circondata da un doppio giardino e la neoclassica Villa Palmieri-Feoli, in via Mazzacavallo.

Altre residenze storiche delle famiglie, sono rimaste per moti anni, riferimento del territorio sulle mappe topografiche.

Da quel terreno agricolo da sempre, si continua, oggi, la produzione di alcuni prodotti tipici apprezzati a livello internazionale: l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto crudo, il Lambrusco oltre a numerosi liquori come la grappa e il nocino.

In particolare, l’Aceto Balsamico Tradizionale, autentico “oro nero” di Modena, si lega fortemente alla storia del territorio. I primi documenti scritti che ne parlano risalgono all’anno 1000, quando Bonifacio di Canossa (padre di Matilde) donò una botticella di Balsamico al futuro Imperatore Enrico II di Franconia. Nel Seicento, quando Modena era capitale del Ducato Estense, l’aceto veniva offerto in dono a personalità di rilievo e lasciato in dote alle figlie delle famiglie nobili.

Oggi l’Aceto Balsamico è protagonista indiscusso sulle tavole dei buongustai, un’eredità che passa da generazione in generazione, secondo tradizione, da conservare con passione.